“Prima dell’invasione ed occupazione dell’Iraq, gli USA e le aziende
petrolifere occidentali erano completamente tagliati fuori dal mercato
petrolifero iracheno. Ma grazie all’invasione ed occupazione, queste
compagnie sono ora ritornate in Iraq e ci producono petrolio per la
prima volta dopo essere state estromesse dal Paese nel 1973”.
-Antonia Juhasz, analista del mercato del petrolio per Al-Jazeera.
Questo è il momento migliore per i giganti del petrolio presenti in
Iraq. La produzione sale, i profitti aumentano e le compagnie fanno
quattrini. Qui la storia tratta dal Wall Street Journal:
“Il mese scorso la produzione petrolifera in Iraq è salita ai suoi
massimi livelli in più di trent’anni, sorprendendo gli scettici sugli
sforzi del paese per rimettere in sesto la sua industria petrolifera
dopo decenni di guerre e negligenza”. ( WSJ).
Missione compiuta?
Puoi scommetterci. Ma per coloro i quali si aggrappano ancora all’idea
che gli USA stessero veramente cercando di promuovere la democrazia e
rimuovere un viscido dittatore o eliminare armi di distruzione di massa o
ogni altra scusa bizzarra, considerate quello che abbiamo imparato
nell’ultimo paio di settimane. Di seguito la storia, da Al Jazeera:
“Mentre formalmente l’esercito USA ha terminato l’occupazione dell’Iraq,
rimangono alcune delle più grandi società petrolifere occidentali,
ExxonMobil, BP e Shell.
Il 27 novembre, 38 mesi dopo che la Royal Dutch Shell annunciò il suo
obiettivo di un grande contratto sul gas nell’Iraq meridionale, il
gigante petrolifero firma il suo accordo per un affare da 17 miliardi di
dollari sul gas.










