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sabato 7 giugno 2014

La NASA insiste: possibili UFO nei tempi antichi

Cronache del passato riportano strani fenomeni luminosi nel cielo. È possibile che questi racconti siano riconducibili a esperienze di avvistamento UFO? Secondo Richard Stothers, ricercatore curatore di una pubblicazione edita dalla Nasa, l'ipotesi è tutt'altro che remota!
Pochi articoli fa, abbiamo segnalato una pubblicazione curata da Douglas Vakoch per la Nasa, nella quale l’autore riteneva possibile che in tempi remoti antichi astronauti possano aver visitato la terra, impressionando in maniera tale i nostri antenati da spingerli a registrare l’incontro in incisioni e pitture rupestri. [Leggi articolo].
Ma, quello segnalato, non è l’unico documento a paventare questa ipotesi. Richard Stothers (1939-2009), laurea in matematica presso la Princeton University, compianto docente presso l’Università di Harvard e membro del Goddard Institute for Space Studies della NASA, in uno studio approfondito edito nel 2007, ha sostenuto che alcune strane manifestazioni registrate in molte cronache antiche potrebbero essere riconducibili al fenomeno UFO.
La descrizione di oggetti volanti non identificati è abbastanza costante nel corso della storia, fin dall’antichità. Sebbene molti si questi potrebbero essere attribuiti a fenomeni naturali, Stothers scriveva che “rimane comunque un piccolo residuo di report sconcertanti e, indipendentemente dall’interpretazione che si vuole loro dare, questi costituiscono un fenomeno che attraversa tutti i secoli e riguarda diverse culture”.
Ecco cinque avvistamenti UFO che Stothers ha riportato nel suo studio.

La “Grande Macchia Rossa di Giove” sta rimpicciolendo…

La Grande Macchia Rossa è una vasta tempesta posta sotto l'equatore del pianeta Giove, che dura da almeno 300 anni. La tempesta è abbastanza grande da essere visibile con telescopi dalla Terra. È la più grande tempesta del sistema solare. Tuttavia, nuove osservazioni rivelano che le dimensioni della grande tempesta stanno gradualmente diminuendo.

La Grande Macchia Rossa è considerata un po’ il marchio di fabbrica di Giove.
Si tratta di una caratteristica tempesta anticiclonica posta a 22° sotto l’equatore del pianeta, tanto grande da riuscire ad essere osservabile agevolmente con telescopi posti sulla Terra.
Eppure, questa grande tempesta sta diminuendo in grandezza. Gli astronomi hanno notato questo ridimensionamento fin dal 1930: una volta era così grande da riuscire a contenere tre Terre al suo interno.

La Luna è nata dalla catastrofica collisione tra la Terra e un pianeta grande come Marte: il “ricordo” dello scontro sulle rocce lunari

Arriva dalle rocce lunari la conferma piu’ recente che la Luna si e’ formata 4,5 miliardi di anni fa dalla catastrofica collisione fra la Terra e un pianeta. I dati, pubblicati sulla rivista Science, arrivano dall’analisi delle rocce portate a Terra dalle missioni Apollo 11, 12 e 16, eseguita dal gruppo dell’universita’ di Colonia guidato da Daniel Herwartz. I risultati, che saranno presentati l’11 giugno in California nella conferenza Goldschmidt, si basano sulle misure degli isotopi elementi presenti nelle rocce, primi fra tutti ossigeno, titanio e silicio ed in altri elementi rinvenuti nei campioni lunari arrivati sulla Terra come meteoriti. Questi campioni pero’, una volta raggiunto il nostro pianeta, avevano scambiato isotopi con i materiali con i quali erano entrati in contatto falsando cosi’ i risultati. La Nasa ha allora permesso ai ricercatori di esaminare i campioni lunari raccolti dagli astronauti sulla Luna nel corso delle missioni Apollo 11, 12 e 16. “Le differenze sono piccole e difficili da individuare, ma ci sono”, ha detto Herwartz. ”Cio’ significa – ha aggiunto – che ora possiamo essere ragionevolmente sicuri che la gigantesca collisione ha avuto luogo ed inoltre i dati ci forniscono un’idea sulla geochimica di Theia. Il prossimo obiettivo e’ quello di scoprire quanto materiale di Theia c’e’ sulla Luna”.

Tra qualche ora l’innocuo passaggio dell’asteroide 2014 HQ124: ma cosa accadrebbe se ci colpisse?

L’asteroide 2014 HQ124 è sempre più vicino. Poco dopo le 8 di domattina, la roccia spaziale transiterà a 3,25 volte la distanza che ci separa dalla Luna, senza alcuna possibilità di impatto. E l’umanità ringrazia. L’asteroide, le cui ultime stime lo mostrano come una vera e propria collina di 335 metri, sarebbe in grado di arrecare serissimi danni alla popolazione mondiale in caso di impatto. “Se colpisse una città, sarebbe in grado di spazzarne l’intera area metropolitana“, spiega Mark Boslough del Sandia National Laboratories nel nuovo Messico. La roccia spaziale viaggia a 50 mila chilometri all’ora, ma se fosse diretto verso di noi, la gravità terrestre ne aumenterebbe la velocità sino a 64.000 Km/h, sprigionando un’energia pari a 2.000 megatoni. Per confronto, la bomba atomica che gli Stati Uniti sganciarono sulla città giapponese di Hiroshima durante il secondo conflitto mondiale, sprigionò 15 chilotoni (un megatone equivale a 1000 chilotoni).

domenica 1 giugno 2014

Disco di Nebra: l’almanacco astronomico dell’Età del Bronzo

Quella incisa sul disco di Nebra è la più antica rappresentazione della volta celeste che si conosca. Secondo i ricercatori questa lastra di bronzo (chiamata Disco di Nebra dal nome della cittadina tedesca vicino alla quale è stata ritrovata) fu realizzata attorno al 1600 a. C. Le raffigurazioni sul disco non sono fatte a caso e nemmeno a mano libera, ma basate su rigorosi calcoli matematici che fanno intravedere una competenza astronomica di altissimo livello.

Il disco di Nebra è uno dei più interessanti ritrovamenti archeologici degli ultimi anni.
La sua importanza è stata sottolineata dal suo inserimento nella lista Memory of the World dell’Unesco, sottolineando che si tratta della più antica rappresentazione astronomica conosciuta.
Risalente al 1600 a.C., il manufatto di Nebra è un disco di bronzo di circa 32 cm di diametro, con sopra impresso un diagramma in oro dei cieli.

Il Suono primordiale che ha creato l'Universo

L’antico druidismo e la vibrazione primordiale creatrice dell’Universo. La fisica moderna e la teoria delle “stringhe vibranti” all’origine della materia. Le proprietà creative della Nah-sinnar, l’antica musica dello sciamanesimo druidico.
La Natura è fonte di innumerevoli forme di suono che portano il loro messaggio all’attenzione dell’individuo. Suoni che divengono musicali nel soffio prolungato e melodico del vento o nel ritmo del battito del cuore. Suoni che sono in grado di sollecitare il profondo della psiche di ogni individuo producendo una varia gamma di sensazioni emotive, di intuizioni poetiche e di visioni oniriche.
Per l’antico sciamanesimo druidico la musica rappresentava una qualità della Natura che si manifestava in maniera invisibile, ma che tuttavia stimolava un potere creativo sull’individuo. Un potere che secondo i druidi non agiva solo sulla mente degli individui, ma poteva addirittura aver agito, all’inizio dei tempi, anche nei confronti di tutto quanto esisteva, dalle foreste al cielo stellato.

venerdì 30 maggio 2014

Massiccia esplosione da una galassia vicina alla Terra


Il telescopio cosmico della NASA, Swift, ha ricevuto una forte emissione di raggi gamma improvvisa alle 21:21 del 27 maggio. Gli astronomi non sono sicuri se questo è un lampo gamma, noto anche come BRG, o raggi X ultraluminosi (ULEX). Gli scienziati affermano che se è un BRG , l’esplosione è provenuta probabilmente da una collisione di stelle di neutroni, mentre se invece si tratta di un ULEX , l’esplosione proviene da un buco nero che consuma gas.

giovedì 29 maggio 2014

Nube di Gas Sopravvive a Collisione con la Via Lattea

L'autunno scorso si parlava dell'imminente collisione tra una grande nube di gas chiamata Nube Smith e la nostra Via Lattea. Il suo destino era molto incerto, ma era proprio questo che stuzzicava l'interesse degli astronomi. In particolare un'ipotesi: che la nube potesse essere avvolta all'interno di una più grande nube di materia oscura, che rappresenta buona parte della materia nell'universo, ma che non interagisce con la materia barionica di cui siamo fatti e a cui siamo abituati se non tramite la forza di gravità. Riuscire a studiarla nelle vicinanze non è facile, ma i suoi effetti si fanno sentire per esempio nel movimento delle galassie nane vicine. Anche se hanno una massa piccolissima se si conta la materia barionica (non oscura), che rappresenta appena 10% della Via Lattea, si muovono molto più velocemente, come se pesassero molto di più.

domenica 25 maggio 2014

Osservata la strana configurazione zebrata della cintura di radiazioni che avvolge la Terra

Quando gli scienziati hanno osservato per la prima volta l’enigmatica struttura zebrata che avvolge il pianeta Terra, sono rimasti sconcertati.
È stato grazie alle due sonde gemelle Van Allens della Nasa che è stato possibile individuare la curiosa configurazione della struttura persistente di radiazione che circonda la Terra.
Le osservazioni rivelano che la misteriosa struttura somiglia ad una “giacca zebrata gigante” che avvolge il pianeta.
Secondo quanto riporta il sito della Nasa, la struttura sarebbe prodotta dalla lenta rotazione della Terra, al contrario di quanto precedentemente creduto e cioè che fosse incapace di influenzare il moto delle particelle delle fasce di radiazioni, le quali hanno velocità prossime a quella della luce.

Scoperto un nuovo pianeta oltre Plutone: indizio di una Super-Terra fuori dai confini del Sistema Solare?

C’è un nuovo arrivato nel Sistema Solare ed è un parente ‘lontano’: il punto di massima vicinanza della sua orbita al Sole è di circa 80 UA (1 UA = distanza Sole–Terra).
Basti pensare che Nettuno, il pianeta più lontano dal Sole, dista dalla nostra stella circa 30 UA. Si tratta del corpo celeste più distante rispetto a qualsiasi altro oggetto conosciuto.
Come riporta la rivista scientifica Nature, per il momento il nome del nuovo arrivato è una semplice sigla: 2012 VP113.
Il nuovo corpo celeste, largo circa 450 km, allarga di un altro po’ i confini del Sistema Solare, dimostrando che non tutti gli oggetti in orbita al suo interno sono immediatamente visibili. Inoltre, l’oggetto dimostrerebbe anche l’esistenza della Nube di Oort, una regione composta da miliardi di corpi ghiacciati ben oltre l’orbita di Plutone.

Il buco nero al centro della galassia è un sentiero per un altro universo?

La via lattea

Un buco al centro della Via Lattea costituirebbe un passaggo spazio temporale verso un nuovo universo, lo sostengono un italiano e un cinese.

Una nuova incredibile scoperta della scienza moderma sembra teorizzare l'esistenza di un possibile passaggio spazio temporale che dalla Via Lattea porterebbe a un altro universo totalmente differente rispetto al nostro aleggia tra le nuove scoperte del nostro tempo. Due scienziati, l’italiano Cosimo Bambi e il cinese Zilong Li, che lavorano per la Fudan University di Shanga, sembrano aver fatto quest'incredibile scoperta. Nella loro ricerca (Distinguishing black holes and wormholes with orbiting hot spots, pubblicata l’8 maggio di quest’anno) i due  prendono in considerazione uno specifico oggetto spaziale, vale a dire Sagittarius A, situato al centro della Via Lattea, già scoperto nel 1974.

mercoledì 21 maggio 2014

Camelopardalis: Meteoriti in arrivo sulla Terra

Un diluvio di meteoriti, come definiti dagli astronomi, colpirà il Pianeta Terra tra il 24 e 25 Maggio 2014, secondo i dati stimati dovrebbero passarne circa 200 al minuto e sarà un evento che non conosce precedenti. La caduta avverrà da qualche parte sotto la stella polare e dovrebbe interessare tutto l’emisfero settentrionale. La pioggia di meteore è chiamata Camelopardalidas, dalla costellazione della Giraffa , insieme ad un discreto numero di stelle vicino alla costellazione Auriga e le due Osas .
Le meteore che passeranno ad illuminare i nostri cieli sono le polveri lasciate dalla cometa 209P/LINEAR , che da poco è passata sopra la Terra. Aspettiamo questo spettacolo sperando che non causi nessun danno e che ci faccia godere il loro passaggio anche se in realtà sembrano previsioni molto sovrastimate per una cometa così gracile.

la cometa
L’immagine a lato a corredo dell’articolo “è stata scattata lo scorso 30 Aprile, alle 6:35 (ora italiana), con un telescopio da 20 pollici ubicato nel Nuovo Messico“, spiega Bill Cooke del Meteoroid Environment Office della NASA.
Un’esposizione di 3 minuti mostra come la cometa splenda debolmente tra le stelle dell’Orsa Maggiore. Al momento in cui è stata ripresa questa immagine, 209P si trovava a 40 milioni di chilometri dalla Terra. Ma il 29 Maggio la sua distanza sarà di soli 8,3 milioni di chilometri. I detriti in rotta di collisione con la nostra atmosfera sono stati rilasciati dall’oggetto nel 1800, quando si suppone che la cometa fosse più attiva.